Quali sanzioni e costi rischia un'azienda della ristorazione in Spagna se non può giustificare la distribuzione delle mance ai dipendenti?
Revisionato da Toni Faura · Ultimo aggiornamento:
Quando un ristorante, un bar o una struttura ricettiva in Spagna incassa mance e le distribuisce al personale senza documentarle bene, durante un controllo può trovarsi davanti a due scenari molto diversi. Le cifre che seguono sono ordini di grandezza indicativi e volutamente prudenti. Il costo reale dipende dalla ripartizione per società, per dipendente e per mese.
Scenario A: la destinazione delle mance non è provata
Se l'azienda non può dimostrare che il denaro è arrivato ai dipendenti, l'Agenzia delle Entrate spagnola (AEAT) può considerare le mance come ricavi non dichiarati della società. Ogni 100.000 € di mance, approssimativamente:
- IVA (10%): se si ritiene che l'importo incassato includesse l'IVA, la base sarebbe di circa 91.000 € e l'imposta di circa 9.000 €.
- Impuesto sobre Sociedades (imposta sulle società): all'aliquota ordinaria del 25%, circa 23.000 €. L'aliquota può essere inferiore in base al fatturato della società.
- Sanzione (art. 191 LGT, legge generale tributaria spagnola): dal 50% al 150% dell'imposta. In caso di adesione e pagamento tempestivo può ridursi di circa il 58% (art. 188 LGT).
- Interessi di mora: circa il 4% annuo sull'imposta.
Il costo totale indicativo sarebbe tra 39.000 € e 80.000 € ogni 100.000 € di mance. Inoltre, se in una società l'imposta evasa per un tributo e un esercizio supera 120.000 €, si raggiunge la soglia del reato tributario (art. 305 del Codice penale spagnolo).
Questo scenario non sostituisce il successivo: l'AEAT potrebbe comunque incrociare i pagamenti effettuati ai dipendenti.
Scenario B: si prova che il 100% è andato al personale
Se la distribuzione è provata, le mance sono reddito di lavoro dipendente pagato dall'azienda. Il rischio diventa di ritenute e contributi:
- Ritenute IRPF (imposta sul reddito spagnola, art. 99 LIRPF): con un'aliquota media del 15%, circa 15.000 € ogni 100.000 €. Se non possono essere addebitate ai dipendenti, l'AEAT potrebbe considerare gli importi pagati come netti e lordizzarli, aumentando la base.
- Previdenza sociale (art. 147 LGSS): quota a carico del datore di circa il 31-32% e del lavoratore di circa il 6,5%. Se la quota del lavoratore non è stata trattenuta a suo tempo, finisce per sostenerla l'azienda. In totale circa 38.000 € ogni 100.000 €, o meno se qualche dipendente supera il massimale contributivo.
Regolarizzazione spontanea o ispezione
- Se si regolarizza prima di qualsiasi richiesta: il fisco applica una maggiorazione dall'1% al 15% secondo il ritardo, senza sanzione (art. 27 LGT). La previdenza applica le maggiorazioni dell'art. 30 LGSS. Il costo indicativo è tra 55.000 € e 62.000 € ogni 100.000 €.
- Se lo rileva un'ispezione: sanzione dal 50% al 150% sulle ritenute non operate, più interessi, maggiorazioni e possibili sanzioni previdenziali secondo la LISOS.
I contributi a carico del datore e le relative maggiorazioni sono deducibili ai fini dell'imposta sulle società, il che riduce un po' il costo netto. Le sanzioni non sono deducibili.
Conclusione
Lo scenario B è quello corretto e l'unico quantificabile con sicurezza. È anche quello che l'azienda può controllare, perché consente di regolarizzare prima di qualsiasi richiesta. Conviene valutare con il consulente del lavoro se le mance possono essere incluse nelle buste paga e nelle dichiarazioni trimestrali ancora da presentare.
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